Una Silvia Salis in vesti inedite quella che si è raccontata a tuttotondo nel libro ‘È già domani’. Le parole sul figlio e il padre che non c’è più.
Non solo le recenti evoluzioni politiche legate alle prossime elezioni. Nel libro ‘È già domani’, pubblicato da Feltrinelli e disponibile dal 13 ottobre, Silvia Salis si è raccontata tra politica, sport e vita privata. La sindaca di Genova ha dedicato alcune pagine al padre, scomparso all’inizio del 2025, e affrontato per la prima volta nel dettaglio il percorso di fecondazione assistita che ha portato alla nascita del figlio Eugenio.

Silvia Salis e la morte del padre: il racconto
La morte del padre è arrivata proprio mentre stava per cominciare la campagna elettorale a Genova. Pochi giorni prima, Salis gli aveva parlato della proposta ricevuta, trovando nel suo sostegno una spinta ad accettare. “Mi disse che la nostra città era sempre stata di sinistra, era progressista, e che sperava tornasse ad avere quel senso di fiducia e di libertà perduto”, ha ricordato l’attuale prima cittadina di Genova. Il padre non si soffermò su partiti e programmi, ma parlò della città come di una persona cara. Poi la incoraggiò con un sorriso e un cenno del capo, proprio come faceva prima delle gare: “Adesso vai e vinci, amore mio”.
La fecondazione assistito per il figlio
Nel libro, come detto, ha trovato spazio anche la storia della maternità, raccontata attraverso l’esperienza condivisa con il marito, il regista Fausto Brizzi. La coppia aveva provato per un anno ad avere un bambino, senza riuscire a ottenere una gravidanza. Nel 2023, il percorso di fecondazione assistita ha portato alla nascita di Eugenio.
“Non era paura nel senso tradizionale del termine”, ha detto la Salis ripensando all’inizio del trattamento, vissuto come l’ingresso in un territorio imprevedibile. Visite, tentativi e attese hanno scandito un periodo emotivamente complesso, sospeso tra speranza e prudenza. Quando è arrivata la notizia tanto attesa, la felicità non è stata un’esplosione improvvisa, ma una sensazione profonda e quasi incredula.
Il nome del bambino è legato proprio al nonno materno, che ha avuto il tempo di conoscere il nipote e di stare con lui per quasi un anno e mezzo. Eugenio porta inoltre il cognome della madre: si chiama infatti Eugenio Salis. Una scelta condivisa da entrambi i genitori per lanciare un messaggio sociale. “Fausto e io abbiamo deciso di dare a Eugenio il mio cognome per dare un esempio, il nostro piccolo segnale per contribuire a una rivoluzione sociale”.